mercoledì 30 aprile 2008

Chieti: città divisa da un campanilismo infondato

Sta diventando un vero e proprio campanilismo, sempre più evidente col passare del tempo, la coesistenza di scalo e città alta a Chieti.
Da ormai immemorabile data, la città sembra avere due facce: la parte vecchia, che rappresenta la storia, la cultura e il cuore dell'antica Theate; e lo scalo, simbolo cittadino dell'innovazione, dell'industria, del commercio e dello sviluppo. Gran parte degli abitanti di ciascuna delle due "fazioni" sembra provare disprezzo, indifferenza e addirittura odio verso l'altra. Eppure, in una realtà come Chieti, in cui arte e industria sono egualmente di rilevanti (tanto nell'ambito comunale quanto in quelli regionale e nazionale), un divario del genere non dovrebbe nemmeno essere pensabile nè tantomeno si sarebbe dovuto creare quello che oggi rappresenta un importante problema sociale, soprattutto per i giovani.
Forse tale odio reciproco è nato nell'epoca in cui Chieti Scalo si è mossa per diventare comune separato da quello di Chieti, tant'è che gli scalini possiedono il proprio C.A.P. (66013) e spesso si legge sulla loro posta l'indirizzo seguito da "CHIETI SCALO (CH)"; fortunatamente le pratiche per la definitiva nascita del comune non furono mai avviate, lasciando alla città la sua compattezza geografico-amministrativa ma segnando, forse per sempre, la differenza tra teatini e scalini.
Il problema è evidente soprattutto nel mondo dei giovani: ad esempio, la maggioranza dei ragazzi della "trinità" non saprebbe raggiungere il Villaggio Celdit, così come alcuni ragazzi del "quadrato" ignorano l'ubicazione di Piazza Malta; tuttavia..chi non è mai stato alla Villa Comunale? Oppure chi non va a fare spese presso "Megalò"? La questione sembra dunque non quadrare; è palese che il campanilismo tra città alta e scalo è solo ed esclusivamente frutto dell'immaginazione di quelli che il sottoscritto non ama definire teatini, bensì chietini , ossia coloro che non sono degni di essere abitanti di una città importante come Chieti.
Per colpa di questi, due realtà che potrebbero l'una compensare l'altra, si ritrovano ad essere separate da un invalicabile baratro immaginario.